Il pomeriggio di Halloween, mentre le strade si riempivano di maschere, a Fermo un gruppo di persone è sceso sotto terra per parlare di morte. Non per spaventarsi, ma per guardarla in faccia. Lo abbiamo fatto nelle cisterne romane di Fermo, uno dei luoghi più suggestivi della città, con il primo incontro del nuovo percorso Filofest di Wega.
A guidarci il filosofo Alessandro Pertosa, accompagnato dalla chitarra classica di Cesare Sampaolesi. Un viaggio tra mito, poesia e filosofia che ha lasciato a tutti una frase da portare a casa: l’amore non ci salva dalla morte, ma ci rende meno estranei alla vita.

Filofest: la filosofia che scende in strada
Filofest è il progetto con cui Wega porta temi profondi in luoghi di tutti i giorni, con un linguaggio semplice e accessibile. Niente aule universitarie: piazze, chiostri, e questa volta le antiche cisterne sotto il centro storico.
L’iniziativa è nata dalla collaborazione tra Wega Impresa Sociale, presieduta da Domenico Baratto, e il Comune di Fermo. Erano presenti il sindaco Alberto Maria Scarfini e l’assessora alla Cultura, insieme alla capo di gabinetto della Prefettura Ilaria Tanoni. Un grazie a tutti per aver creduto in questo primo appuntamento.

Perché abbiamo smesso di parlare della morte

Pertosa è partito da una domanda scomoda: perché oggi la morte è quasi sparita dal nostro linguaggio? Usiamo giri di parole, formule che rassicurano. Ma se perdiamo le parole per dirla, perdiamo anche la capacità di pensarla. E la morte, invece, cambia davvero la vita di chi resta.
Il primo racconto è stato quello di Gilgamesh, l’eroe che scopre la propria fragilità solo quando perde l’amico Enkidu. È lì che capisce il valore di ciò che conta: la presenza, il tempo passato insieme.
Possiamo puntare all’infinito soltanto se sappiamo di essere finiti.
Alessandro Pertosa
L’amore come rischio, non come possesso
Dal Cantico dei Cantici è emersa un’idea forte: amare significa esporsi, accettare il rischio, senza garanzie sul futuro. Un “ti amo” è vero nel momento in cui lo diciamo, anche se domani le cose potranno cambiare.
Poi Amleto, bloccato dal bisogno di prevedere tutto prima di agire, e Orfeo, che si volta e perde Euridice per la seconda volta. Due storie che parlano anche a noi: quando vogliamo controllare tutto, rischiamo di distruggere proprio ciò che vorremmo salvare.
Sisifo, Leopardi e il valore del limite
Con Camus il discorso si è spostato sulla fatica di ogni giorno: bisogna immaginare Sisifo felice. La libertà non sta nell’aspettare che qualcuno ci tolga il masso, ma nel modo in cui scegliamo di portarlo. E la poesia è proprio questo: un tentativo, mai finito, di dire ciò che sfugge alle definizioni.
Infine Leopardi e il suo Infinito. È la siepe, il limite, a permettere all’immaginazione di spingersi oltre. Vale anche nelle relazioni: serve sempre un po’ di mistero, perché pretendere di sapere tutto dell’altro significa cancellarlo.
Un primo passo, tra musica e aperitivo

Le note della chitarra di Cesare Sampaolesi hanno accompagnato ogni passaggio, dando respiro alle parole. L’incontro si è chiuso con un aperitivo all’ingresso delle cisterne, tra domande, chiacchiere e la voglia di continuare.
Il messaggio finale di Pertosa è quello che ci portiamo dietro: la morte non è solo qualcosa da temere, ma la misura che dà valore e urgenza ai nostri giorni. Questo è stato solo il primo appuntamento: il percorso Filofest continua.
Hanno parlato dell’incontro anche i giornali locali: leggi l’articolo di Raffaele Vitali su La Provincia di Fermo e la nostra rassegna stampa Filofest.
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